Storieria mi permette di incontrare persone di tutte le età, uomini e donne con storie da raccontare. Parliamo, definiamo il tipo di prodotto, la caratterizzazione dei personaggi, il filo della narrazione e poi procediamo con le interviste. Inevitabilmente si crea intimità, elemento necessario al fluire del racconto e all’espressione delle emozioni.

Mi è capitato di condividere l’esperienza di Francesca, una donna di 36 anni che ha sentito il bisogno di farci scrivere la sua versione di una relazione sentimentale. Spesso il racconto (e la nostra scrittura) diventa un’occasione per elaborare un processo di chiusura o di lutto. In questo caso, il racconto è servito a Francesca per sviluppare la sua personale analisi  degli eventi e dei sentimenti, nonché per realizzare un libro/regalo utile a far sapere al suo interlocutore “cosa si fosse perso”, come lei stessa ha più volte sottolineato.

A un certo punto abbiamo interrotto la registrazione perché ci siamo rese conto di quanto fosse impossibile il desiderio che in quel preciso momento andava esprimendo: passare una intera notte stretti in un abbraccio, senza alcuna tensione sessuale, con un uomo con cui aveva fatto l’amore (l’amore, non solo sesso)  –  e anche bene.

Io l’ho ascoltata, ho annuito, ho compreso profondamente l’intensità di quello che mi raccontava. Mi è subito sembrato che fosse di appannaggio esclusivamente femminile. Lo conosco bene, quel desiderio. Anzi, non si tratta solo di un desiderio. Spesso è un’esigenza vitale, un bisogno che si fa primario e che rasenta l’urgenza.

Il bacio è la cosa più straordinaria del mondo, ma l’abbraccio è qualcosa di diverso, più universale: non solo perché lo si frequenta con amanti, amici, parenti, talvolta anche sconosciuti. Soprattutto, l’abbraccio cinge, avvinghia, allaccia e riguarda le braccia, il corpo, la stretta. L’abbraccio ci avvolge.

Se ragioniamo in ambito eterosessuale ed escludiamo i fratelli e gli asessuati (laddove esistessero), quanti uomini sessualmente attivi sarebbero in grado di abbracciare una donna, stringerne la totalità del corpo, respirarne il respiro affondando il proprio viso nel suo collo e il proprio naso nei suoi capelli senza avere, se non un’erezione, una qualche pulsione di natura sessuale?

Me lo immagino, l’uomo in questa situazione: rigido come uno stoccafisso per paura che il minimo movimento, il più leggero sfiorare delle sue dita sull’altrui femminile pelle non dia luogo a reazioni troppo tangibili a testimoniare ciò che fa più facilmente rima con maschio, soprattutto a letto: l’istinto.

Non si tratta di creare categorie. Infatti, in quanto a intensità di desiderio, per fortuna non c’è differenza di genere. La differenza esiste ed è enorme su ciò che accende il desiderio, ma è un’altra storia.

Facilmente realizzabile, invece, il desiderio di Francesca, se lo si immagina immediatamente dopo un rapporto sessuale. E molto, troppo spesso l’ “immediatamente” è letterale! Sono certa che Francesca non intendesse un uomo che ti russa sul collo e in mezzo ai capelli.

Non se ne esce, se non con una bella risata sui nostri desideri irrealizzabili – come abbiamo fatto Francesca ed io prima di riprendere il racconto.