La settimana scorsa la nostra amica inglese Vicky ci ha invitato a cena per festeggiare il suo trentunesimo anno di vita a Roma. Sul terrazzo, anziché il solito grande ombrellone (modello mercato rionale) a cui eravamo affezionati, campeggiava una struttura in legno costruita grazie al prezioso aiuto del camiciaio ballerino David. Il perché di quella trasformazione lo abbiamo scoperto dopo qualche bicchiere di vino: Vicky ci ha raccontato che in una giornata particolarmente ventosa stava per chiudere l’ombrellone e si è ritrovata per qualche drammatico attimo sospesa dal suolo, in un breve volo dal pavimento al davanzale. L’immagine di Vicky urlante “oh my God” in volo, come una moderna Mary Poppins a bordo di un super ombrellone, è di suo incantevole, indipendentemente dal pericolo che ha corso.

Dopo qualche giorno, mentre un uragano spazzava via le Filippine, a Roma è arrivato l’inverno e il vento ha soffiato sul serio sulla mia faccia e su quella di tutti gli altri, sui musi dei cani, sugli ombrelli, sui bucati stesi. Vento a spazzare via il lavoro, le pazienze e le frette, i quadratini dei fogli di calcolo e le candide monotonie dietro ai testi elettronici.  Hanno così danzato gli sparuti alberi di città, le antenne sui palazzi, le tende. Valzer di  fogli di giornale e  volantini pubblicitari, mulinelli di manovre finanziarie, ministri, palazzi, gossip e cronache di tutti i colori. Tutti nel vortice ad affannarci per capire, interpretare senza giudicare, tradurre per cogliere opportunità, ignorare per non sopravvalutare, amplificare o sminuire, lavorare per accettare. Ognuno col suo mulinello di magagne, giudizi, gelosie, rancori. Uno schiaffo di felicità e di nuovo a girare forsennatamente. Via tutto – solo vento.

Che sia brezza o uragano, il vento sposta anche le nuvole e cambia i colori al cielo – questione di tempo e non solo atmosferico. Con la quiete dentro, il vento diventa scivolo, non più raffiche disordinate, ma aria ascendente per voli di aliante.

Qualunque sia il vento, afferriamo il manico e lasciamoci portar via, come Vicky e Mary Poppins, senza neanche la sua borsa magica: leggeri e liberi!