LA MAMMA

Mia carissima Bianca,
le foto che trovi allegate in questa composizione ti parlano del mio amore, di come hai riempito il mio cuore di mamma, di quanto hai saputo realizzare il mio desiderio di trasmettere ad una figlia femmina quei valori, quei sentimenti che mi porto dentro.
Purtroppo troppo dentro: perché le mie mani a paletta non hanno saputo accarezzarti a dovere, la mia bocca non ha saputo pronunciare quelle dolci frasi affettuose che una mamma dovrebbe dare copiosamente alla figlia. Ma tutto questo c’è, te lo assicuro. E c’è anche la sofferenza di non saperlo dare.
Te lo regalo oggi che compi 50 anni perché questo giorno è importante non solo per te, ma anche per me.
Quando sei nata e ti ho stretta a me, bisognosa di cure, di affetto, di latte e di protezione, la tua piccola vita ha fatto diventare grande la mia. E più grande lo è diventata quando ti ho vista crescere, affrontare enormi difficoltà rimboccandoti le maniche, senza lamentarti; crescere i figli con amore e dedizione, lavorare e continuare a studiare, badare alla casa e alla famiglia dispensando amore anche agli amici dei tuoi figli, adottando come figli quelli della tua migliore amica, preoccupandoti per loro…..
Potrei continuare, ma vorrei solo dirti che le persone come te possono essere di esempio a tante altre in questo mondo che sa dispensare solo cattiverie ed ingiustizie.
Ma tu hai anche un’altra virtù: sai piangere!
Perciò so che questo mio scrivere ti vedrà con gli occhi gonfi ed incapace di rispondere. Perciò è opportuno che io la smetta e passi agli auguri, ma per quelli devo chiedere aiuto a Qualcuno che è al di sopra di noi e che meglio potrà proteggerti.
Che il Signore ti faccia incontrare solo il meglio e ti guidi per sempre con la Sua luce, facendoti superare ogni ostacolo piccolo o grande che potrai incontrare.
Poi, in ogni caso, finché ci sarà la tua mamma, il suo appoggio non ti mancherà. Anche nei giorni peggiori continueremo a lottare e tutto, sempre, potremo superare insieme, con amore.

LA SORELLA

Sei l’essere al mondo più simile a me e questo, decisamente, non è un complimento. D’altra parte, non potrebbe che essere così. Se è vero, come è vero, che per quanto si possa diventare genitori, nonni, bisnonni e trisavoli, si resta prima di tutto e sempre figli nel modo di sentire e, conseguentemente, di affrontare la vita, tu ed io sappiamo di avere, come tutti i fratelli e le sorelle, un imprinting (anche molto, molto originale) in comune: per noi è diventato sostanza adesiva, mastice e collante, laddove per altri ha invece costituito allontanamento, divisione, rottura. Silenziosa ed invisibile, la nostra storia di bambine con cognomi diversi ha fatto il suo lavoro dentro di noi e solo negli ultimi anni abbiamo acceso qualche piccola luce, grazie a quel fenomeno di nostro fratello e alle torture sui ricordi imposte a bruciapelo o sotto la lampada da interrogatorio a una sempre più reticente mamma Lella.
Abbiamo chiesto aiuto nella ricostruzione di un puzzle dai tasselli non proprio combacianti e ci siamo ritrovati, Marino tu ed io, fratelli sì, sempre e prima di tutto figli, legati da un filo invisibile alle vicende dei nostri genitori plurimi, dei nostri nonni, dei nostri bisnonni.
(…)
Questa è una parte di quel filo invisibile con cui tessi, consapevolmente o no, la trama di emozioni, affetti, comportamenti e relazioni intrecciandola, talvolta aggrovigliandola e poi sciogliendola o credendo di scioglierla. Questa è la tua materia, Puffo, e molto è in comune con me e con quel fenomeno di nostro fratello. (…)

IL FRATELLO

Mi piace festeggiarti con un episodio indimenticabile della nostra vita.

Correva l’ A.D. MCMLXIX e si andava concludendo la nostra vacanza in quel di Marina di Camerota. Occupavamo in rigorosa e consueta forma abusiva, una delle 57 torri volute dal Viceré Don Pietro di Toledo nel 1566, a guardia delle coste cilentane ed a difesa delle invasioni barbaresche del XVI e XVII se- colo: concessa ad Umberto Carrescia in uso perpetuo gratuito, per ricono- scenza di tale Gallo Maria Concetta.

La splendida Torre dell’Isola, oltre noi, ospitava con somma gioia di mamma una stabile colonia di salamandre (ma imparammo a chiamarli gechi) che furono le protagoniste assolute di quell’estate; così come lo furono per il sito (in ordine casuale e temporale di apparizione):

• zio Rino e zia Antonella,
• Ciro (che se ne ritornò ad Ottaviano con una discreta epatite virale)
• Attilio (che ebbe lì, appunto, a condividere con Bianca le prime evidenti differenze tra il genere maschile e quello femminile)
• Giovannella, piccola creatura alle prese con l’uovo crudo
• Zio Mario e zia Luce
• Paolo T.
• Teresa V.
• Gli immancabili Signora Linda e Signor Renato. Proprio così!
Noi infanti, li chiamavamo tutti Signora Linda e Signor Renato.
E naturalmente noi, misera famiglia, ancora incolumi dall’evento che tutti avrebbe coinvolto…stravolgendo di noi le singole esistenze: la nascita di Claudia, a fine stagione.

Giacchè la povera Torre altro non aveva che due enormi stanze una sull’altra, con un angusto sottotetto al quale si accedeva a mezzo scaletto amovibile dalla stanza superiore.
Si, lo scaletto DOVEVA essere amovibile perché altrimenti non c’era nella stanza lo spazio per la sistemazione del letto matrimoniale accanto a due lettini nei quali normalmente dormivano Bianca ed il sottoscritto.
Letti che aveva inventato e costruito zio Rino ad Ottaviano, che erano ad angolo ma solidali, SALDATI, tra loro. Perché lo spazio dedicato ai piedi era in comune….
Cosa significa? Ecco qua: mi devo spiegare meglio.
Un letto è lungo due metri: dunque, se avessimo avuto un angolo di due metri per due tutto sarebbe stato normale. Ma l’angolo disponibile era di tre metri e sessanta. Quindi la Elle aveva il lato lungo 2 metri, quello corto 1,60, per cui i piedi si toccavano e…. facile a capire, non esistevano lenzuola o coperte adatte. Ed in quella stanza c’era l’aria condizionata che, nel 1969 era fredda. Solo fredda. Anzi, freddissima! Bagno rigorosamente uno solo con tazza, lavandino e bidet.
Per la doccia avevamo un box esterno in legno, ridossato alla Torre e senza copertura superiore; per cui quando una femminuccia si accingeva a fare la doccia, tutti i maschietti correvano al piano superiore per godere dello spettacolo.
Cucina al piano terra con tavolo e divano letto per ospiti, aia antistante con ulivi secolari e sentiero sterrato verso una incantevole spiaggia riservata alla Torre.
Il sottotetto, con materassi poggiati a terra, veniva di tanto in tanto utilizzato dagli ospiti, mentre era stabilmente occupato dalle salamandre che Mamma scoprì solo il giorno in cui…. ( …)

I FIGLI

Arrivata ai cinquanta è ora di schematizare alcuni concetti:
– LA FAMIGLIA è un istituto democratico, ed i suoi componenti detengono in egual misura potere decisionale e diritto di opinione, certo fatti salvi quei casi di minorità accertata quale, inettitudine nel calcolo matematico o supremazia assoluta di un componente in un determinato ambito, come la produzione di pastiere (che si fa con la pasta fatta in casa non con la Buitoni!!!)
Detto ciò è del tutto inadeguato l’uso di espressioni quali: “ilcaposonoio”
Al massimo se vuoi, in virtù della tua veneranda età, possiamo attribuirti un titolo onorario di capo anziano.

– Andare in palestra a camminare sul tapis roulant per 10 minuti e poi fare mezz’ora di sauna non vuol dire fare l’eroe!!!

– A doccia terminata, mettere a posto il tappetino è cortesia sì, ma anche igiene

– Le fregature e i compiti vanno adeguatamente divisi tra i figli altrimenti diventano causa di instabilità sociale