Provai a immaginarla che trovava la rosa, ma pensai male subito dopo. Immaginai che qualcuno l’aveva trovata al posto suo e portata via. Pensai che non fosse rientrata da sola. Pensai che magari non l’avesse vista ed fosse andata oltre. In tutti i sensi.

Poi provai ad immaginare qualcosa di speciale: una macchina che arriva piano, qualcuno che scende. Si ferma di fronte al cancello. Guarda la mia rosa. Poi si volta, saluta ancora, apre il cancello, sale i gradini di pietra bianca ed entra nel portone. La macchina riparte. Passa qualche infinito secondo.

Uno, due, tre, quattro…

Il portone si riapre. È lei.

Riscende i pochi gradini. Torna indietro sui suoi passi. Torna al cancello. Allunga la mano. Tocca la mia busta. Guarda la N. Sorride, anzi le scappa da ridere. Prende la rosa sfilandola dalle sbarre del cancello, risale di corsa e, prima di entrare nel portone, si ferma per vedere se in giro c’è qualcuno. Poi entra.

Arriva a casa. Il cane e la gatta le fanno la festa. Va in salotto, anzi, in cucina. Poggia il soprabito sulla sedia. Guarda la rosa. La annusa a lungo. Con il dorso delle dita destre asciuga via qualche goccia di pioggia. Cerca le forbici nel secondo cassetto ed impreca per non averle trovate. Ehi, stanno sul ripiano vicino al frigorifero.

Taglia il nastrino e fa saltare i punti di metallo che la ragazza dai capelli ricci aveva messo per evitare che il mio sogno scivolasse via. Poggia piano la busta sul dorso della mano, quasi fosse di argilla.

Guarda nuovamente la sua N. Poi la rigira per trovare qualche altro segno che non c’è. La apre prendendo il biglietto al suo interno. Si ferma un attimo. Lo dispiega e vede il grande 6. Sorride, rigira il biglietto e torna a fissare quel numero. Si morde il labbro. Guarda dritto a sé. Socchiude gli occhi. E torna a guardare il suo 6.

Si avvicina alla finestra. Guarda giù. Cerca giù. Non trova nessuno. Per un po’ fissa la strada con la rosa poggiata al suo vetro. Si accorge del riflesso di sé e del suo fiore. Lo guarda e si sorride. Poi si volta. Torna indietro. Lascia piano la rosa bagnata. Vi poggia vicino il biglietto e il mio sogno. Prende una sigaretta e l’accende.

Ed io smisi di immaginare.