Portano lo stesso nome e lo stesso cognome, e si guardano: nonno e nipote.

Il piccolo Giovanni De Napoli sorride con gli occhi, prima ancora che con le labbra. È un osservatore, fiducioso e attento. Guarda le lingue di fuoco che si fanno strada tra i ciocchi di legno semi arroventati, forme che cambiano colore, blu alla base e sempre più gialle mentre svettano verso l’alto. Il fuoco del camino è vivace, tutto merito di nonna Mena che ogni tanto interviene con un ciocco nuovo, facendo su e giù dalla cucina, quasi in punta di piedi. È delicata e attenta, ha cura delle persone e delle cose. Il suo tocco è visibile in ogni angolo della casa.

Le fiamme si riflettono su una grande vetrata che permette al retrostante boschetto di castagni e noci di invadere lo spazio interno: così, l’ambiente è avvolto dai profumi e dai colori che vestono le montagne di Chiusano di San Domenico e, intorno al paese, la terra di Irpinia, dove questa storia ha le sue radici e il suo futuro.

Sul tavolino davanti al camino, una confezione semplice ed elegante racchiude un paio di occhiali, sulla scatola in cartone una scritta in corsivo, morbida ed elementare. L’attenzione di Giovanni si sposta dal fuoco a quel nome. Sta imparando a leggere e accompagna con il suo microscopico indice ogni lettera, mentre la pronuncia a voce alta: L…U…C…E…T…A.

“Nonno, ma come fa una montagna a stare qua dentro?”.