Il tempo.

E’ stato necessario definire un comune parametro che valga per tutti, proprio tutti, anche quelli che stanno al buio mentre da noi è giorno. Quindi, i fusi orari. Appunto: fusi!

L’alternarsi di giorno e notte è scandito dall’orologio, dovunque un numeretto che avanza inesorabile.  Questo tempo che scandisce, che è ovunque (nei telefoni, nei computer, nel traffico, nelle case), che non concede tregua. Seziona la nostra vita in particelle contabili, i numeri si accumulano e diventano anni. Contemporaneamente (tempo simultaneo e doppio), esiste la nostra personale contabilità che – giusto per farci male – ognuno può concepire anche “alla rovescia”, continuando a contare: contiamo tutto cio’ che giace nelle nostre sale d’attesa, dotate di orologi assordanti, quello che ancora possiamo fare, mentre quello che non possiamo fare più  si trasferisce nella sala rimpianti.

Storieria ama giocare con il tempo, fermare i momenti che davvero rendono significative le nostre vite scandite e anatomicamente scomposte in frammenti universali.

Possiamo essere altro, liberarci e creare il nostro tempo, senza farci stritolare dall’ingranaggio. Identificare il nostro andamento interiore e volare sopra tutto quello che ci schiaccia, che ci limita, che ci costringe, che ci impedisce, che vuole scegliere per noi.

Togliamo l’orologio al sogno, facciamoci calamita per le più preziose opportunità, ballando sulla musica e scegliendo il nostro ritmo.

Si, perché il tempo è soprattutto un ritmo. E ognuno ha il suo.